mercoledì, febbraio 10, 2010

Su #lambruschi3 e in generale sulla comunicazione del Lambrusco

(post fiume con abuso di diversi font per rendere la lettura un po' eccitante)

Ancora bollicine


Della squisita ospitalità di Lucia e Giulio de Il Mosnel, presso la loro magione in curte franca, per la degustazione di #lambruschi3, ho già detto qui.



Ingressi importanti

Alcune foto di questa giornata le potete trovare sul mio flickr (grazie al prezioso Claudio per gli scatti!)

La tavolata 1


Le mie considerazioni:

1 - questa giornata potrebbe entrare a pieno titolo nella lista degli eventi epocali del nuovo risorgimento del lambrusco.

2 - la comunicazione su questo vino, è stata cambiata tramite e grazie alla rete e a chi la vive. A costo zero.

Peccato che le "istituzioni" che dovrebbero essere preposte a questo, siano da anni impegnate ad investire tanto in manifestazioni prettamente autoreferenziali.

Quest'ultima affermazione mi provocherà sicuramente qualche problema "relazionale" ma penso sia incontrovertibile il fatto che, almeno negli ultimi anni (ove cioè ho potuto riscontrare personalmente)
gli eventi per promuovere il nostro vino del cuore, abbiano avuto la stessa agilità che ha un Hummer nel traffico cittadino.

= massima spesa con minima resa



Senza fare nomi mi riferisco a manifestazioni come "Il palio dei vini frizzanti".
Una ricerca su google, dà fin da subito il polso della situazione sotto diversi, sottili, punti di vista. E a chi indovina a cosa mi riferisco, subito in regalo un paio di bottiglie di Tradizionale :)

Per essere meno criptico: parto dal presupposto che la misura della benriuscita si possa misurare in particolare con due fattori

- CHI partecipa all'evento finale di premiazione
- QUALITA' e QUANTITA' della rassegna stampa generata

Nel primo caso, parlando degli anni 2006 e 2008 ove ero presente, azzardo un pubblico che va dall'70 al 80% di provenienza locale (Re- Mo - Pr - Bo), ben divisi tra istituzioni (che ormai rifiutano il cibo, per quante cene devono fare da copione), rappresentanti di consorzi/associazioni e produttori. E questa è autoreferenzialità pura.

Nel secondo caso (rassegna stampa), non l'ho mai vista tutta assieme ma ho come l'impressione che con la carta impiegata non si sia rischiato il disboscamento dell'Amazzonia.

Mi si potrà dire di tutto,
ma la constatazione che:
"per quello che è stato investito,
il rapporto tra costi/contatti
sia eccessivo e fuori da ogni regola di buon senso"
penso faccia cadere ogni tipo di obiezione.


Ovviamente ogni opinione contraria sarà benvenuta qui e in altre sedi (evitando possibilmente quelle legale).


Questo è comunque un problema che si può estendere in generale agli organismi istituzionali preposti alla promozione dell'enogastronomia italiana.

Parlo dell'Ice, parlo dei Consorzi in generale ad esempio.

Elefanti enormi, stanchi fuori e vecchi dentro,
che per vivere consumano tonnellate di cibo, che cercano di

farsi spazio e raggiungere l'obiettivo, in una giungla in continua e rapidissima evoluzione che li ingloberà inesorabilmente.

Ma torniamo alle considerazioni su #lambruschi3 .

3 - tecnicamente parlando: non si possono più fare degustazioni con 30 persone e con così tanti campioni (11).
I vari #lambruschi dovranno tornare ad avere una dimensione più umana (max 15 persone?) e meno impegnativa (max 7-8 campioni?)
(da notare che di solito si fa di tutto per fare quantità, mentre queste sono scelte di qualità).


4- infine, e questo fa parte della categoria "invece-di-godere-interiormente-del-successo-dell'evento-creato-con-il-tuo-amico-Patat0ne-il-tuo-disagio-esistenziale-fa-sì-che-pensi-subito-a-qualcosa-che-non-va", penso che anche per noi ci sia il grosso rischio, dietro l'angolo, di cadere nella autoreferenzialità tanto scomodata sopra.

Mi spiego: chi ha spontaneamente partecipato (DA TUTTA ITALIA - centro/nord), così i produttori invitati, noi stessi organizzatori, ci siamo ritrovati a condividere un modo quasi "unico" di interpretare il Lambrusco.

Subito questo entusiasma, è come vedere un gruppo leoni affamati davanti a belle bisteccone o, come un gruppo di giovani adolescenti entrare in un locale di lap-dance ... non che io ci sia mai stato eh! è che mi dicono che succeda così.

Ma c'è il rischio di cadere nell'errore di abituarsi, prenderci gusto, utilizzare queste preziose occasioni semplicemente per confermare ciò che già si pensa, perdendo quel sano spirito del "mettersi in gioco" confrontandosi con chi non la pensa come sè stessi.

E' per questo che avrei intenzione di chiamare anche i produttori, gli enologi, i responsabili dei vari consorzi, di quei lambruschi non-emozionanti ma perfetti (imho) che hanno fatto tanto discutere rispetto a quei non-lambruschi che invece fanno sospirare.


Chiudo con questa bella foto che ritrae perfettamente lo spirito del gioco e (personalmente) il vero motivo che mi spinge ad organizzare #lambruschi: sorrisi sinceri, roba mica così frequente da incontrare.

Vorrei inaugurare una nuova stagione per #lambruschi (anche se ancora all'inizio), passando dal concetto di conferma, a quello di confronto.

Cosa ne pensate?

9 commenti:

Filippo Ronco ha detto...

Non so Andrea, così, la prima impressione è che la tua riflessione sia un po' cervellotica. Se il succo è: "non raccontiamocela da soli che noi già la sappiamo" ha un senso porsi delle domande e chiedere una verifica ma se il dubbio è sui risultati direi proprio di no.

Credo che tu insieme a Patatone e ai tanti altri amici che in un modo o nell'altro hanno dato una mano (per dire, sarebbe un #lambruschi uguale senza un Tirebouchon? Faccio solo un esempio) abbiate fatto una cosa straordinaria. Punto.

Che poi ci sia il timore della ripetitività è comprensibile, anche perchè bene o male si tratta pur sempre - azienda più, azienda meno - degli stessi vini o se non altro, della stessa tipologia. Però cambiano i contesti, cambiano le persone (in parte almeno) rendendo in qualche modo "unico" ogni evento imho.

Quanto al numero, penso che una trentina di persone ed 11 campioni sia stato un compromesso accettabilissimo tra quantità delle cose possibili da assaggiare, minima rappresentatività dei vari territori, domanda di partecipazione e fruibilità. Certo, considerato che non tutti sono abituati a degustazioni di questo tipo, penso sia un limite da non superare eventualmente introducendo maggiore turnover tra i vari vini / produttori presenti. Credo anzi l'equilibrismo sia stato perfetto. Mi rendo conto che si tratti di un impegno organizzativo e di energie importante però che richiede una riflessione sul prosieguo, questo si.

Quello che secondo me andrebbe focalizzato è: dove si vuole andare a parare. Deciso l'obiettivo principale (che secondo me dovrebbe essere appunto l'evangelizzazione e la promozione verso *anche* un altro modo di intendere il lambrusco in giro per l'Italia e per ora è ciò che mi pare si stia facendo egregiamente), di conseguenza verrà la strategia da adottare.

Quando ero alle prese con il format di Vinix Live! avevo pensato per mesi, anzi, più di un anno quali modelli sostenibili per i costi, ecc. Poi mi sono reso conto che l'unico modo possibile di farlo sarebbe stato quello di "non farlo" :-) Mi spiego meglio: di non farlo "direttamente" ma di coordinarlo soltanto lasciando che fossero singoli centri di appassionati / operatori a farsene carico, nel rispetto di alcune regole condivise che poi è di fatto quello che stiamo facendo. Io nei VinixLive! faccio solo da coordinatore, do una mano sulla comunicazione ma il grosso lo fa chi organizza che cambia sempre.

Bè, la cosa mi pare che stia funzionando, è genuina, porta piacere a chi ne fruisce e spero col tempo anche soldi alle aziende che vi partecipano.

Se invece tutto il tuo post è solo una sfaccettatura un po' più nascosta di chi, bravo in tutto, cerca a tutti i costi l'autocritica, allora prenditi 'sta pacca sulla spalla e vai sereno.


Ciao, Fil.

舞台 ha detto...

看後受益良多,謝謝∪ˍ∪........................................

Stefano Caffarri ha detto...

non dimenticare che il mercato lo fa Laura Pausini, ma l'avanguardia la fa Cristina Donà.
E il compito dell'avanguardi non è piacere a tutti, ma solo esplorare cosa sarà domani.
Con il sottile piacere di soccombere...
:)

Andrea Bezzecchi ha detto...

@fil. grazie per il tuo contributo e per la pacca sulla spalla, sempre gradita :)

non metto in dubbio il successo (cresecente) dei vari #lambruschi, che senza chi ha fatto sforzi e km per esserci, non ci sarebbe mai stato.
Partecipazioni ed animazioni veramente priceless :)

nella mia proiezione delle cose vedo che continuando cosi', senza cioè coinvolgere anche i rappresentanti di quella categoria di lambruschi *mainstream*, rischiamo di raccontarcela veramente sempre tra di noi.

Non mi preoccupa tanto il fatto della selezione dei vini perchè si possono cmq fare focus speciali, chennesò, monovitigno, solo charmat, verticali etc...

Sul numero di persone da chiamare, dovrebbero aiutarmi quelli che erano presenti sia al 2 che al 3, ho come l'impressione che il 3 sia
stato dispersivo, poco "partecipato" nelle impressioni dei singoli vini.

@stefano che ne dici riguardo a quest'ultimo punto?

io, solo per la tua ultima frase, ti farò un busto in bronzo davanti all'Acetaia, sappilo :)

Stefano Caffarri ha detto...

bello, ma eccessivo.
numero massimo 10/15 pax,per il tipo di degustazione che piace a noi: face to face, discorsivo, non guidato ma spontaneo. il gran numero inibisce e confonde.
per fare una cosa epica immagina 6/8 campioni (sconosciuti però eh!) con 10/12 persone. avrai una fotografia critica, seppur di nicchia, di soccombenti.
:)

Andrea Bezzecchi ha detto...

gira e rigira alla fine siamo sempre lì. tutto sta nel vedere se si vuole una super nicchia o una cosa più "popolare".

relativamente al fatto di chiamare gente "dell'altra sponda"?

thanks
bez

Davide Cocco ha detto...

Con mio grande dispiacere non sono potuto venire a Lambruschi3, ma mi permetto di condividere alcune tue perplessità. Prima fra tutte il parlarsi addosso, che è una cosa che non mi fa dormire di notte. Ce la raccontiamo e ce la ridiamo fra di noi. Ed è fantastico. Ma ogni tanto bisognerebbe dimenticarsi di essere una band indie e fare un po' di pop. Di buona qualità, ma che sia pop.
Quindi ben venga il coinvolgimento degli "altri" lambruschi (per dire, in cantina ho il concerto e il vigna del cristo vicino al 5 campi ;), ma ognuno faccia la sua partita. Son cose diverse, che giocano campionati diversi. Difficile confrontarli e difficile, per me, dire che uno sia meglio dell'altro. Certo anch'io ho le mie preferenze, ma diffido delle battaglie ideologiche. Se non ci fosse stata la Cantina di Soave non ci sarebbe mai stato Pieropan, e se non ci fosse stato Zonin forse con ci sarebbe mai stato Angiolino Maule.
Il rischio è di creare un effetto opposto a quello che ci prefiggiamo: spaventare il "consumatore". Che magari non compra per paura di non essere all'altezza.
Pacche sulle spalle come piovessero.
Ciao.davide

monica ha detto...

Ciao Andrea,
prima di lasciare questo commento mi sono documentata un pò sulla "questione Lambrusco" seguendo un pò i vari blog e post sull'argomento.

Non volendo entrare nel merito della questione prettamente vinicola, concordo IN PIENO sulla scarsa efficacia delle azioni intraprese da certe istituzioni preposte e mi riferisco all'Ice e via discorrendo. Il problema vero è che raramente chi fa comunicazione per conto di questi organismi ha una vaga idea di cosa sia veramente comunicare e il grosso del lavoro rimane sempre all'eroismo di alcuni produttori, alla passione di chi crede e vuole spingere un territorio prima ancora di un prodotto.

Sono Abruzzese doc, provincia dell'Aquila per l'essattezza, il nostro Montepulciano d'Abruzzo fatica ancora ad affermarsi nonstante cantine stupende, vini di grande pregio e valanghe di premi e riconoscimenti..non so se le due realtà sono paragonabili ma iniziative come la tua rivendicano un senso di appartenenza forte nei confronti di un territorio e delle sue espressioni. Ammirevole.

Visiterò la tua Acetaia il 20 marzo con la delegazione Ais Teramo.
ciao

Andrea Bezzecchi ha detto...

Ciao Monica!
grazie per il tuo prezioso contributo.
l'unica consolazione è che ci rendiamo conto che il problema è diffuso un po' ovunque, e un po' di questo sano senso d'appartenenza non si sa mai che possa far nascere un movimento piu' ampio rispetto ai singoli territori.
Vi aspetto per il 20! :-)

a.