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giovedì, marzo 19, 2009

I prodotti e le idee che ci hanno clonato e spunti da copiare


2001 (anno più anno meno):

Dai laboratori di Acetaia San Giacomo e Montecurto nasce la prima Gelatina di Balsamico della storia.

2003 circa: iniziano ad arrivare le prime copie. (e potremmo pure dire che tutta l'ondata di "Glasse" è partita da qui)










2003 (anno più anno meno):


Dalle menti malate dell'Acetaia San Giacomo e dalle mani di Giacomo Boidi, alias Giraudi, nascono i Cioccolatini alla Gelatina di Balsamico

Solo uno, il sig. Malpighi, aveva fatto cioccolatini con Balsamico prima, ma il concetto era diverso. Noi una gelatina in purezza, loro la "goccia" liquida.

Hanno subito un buon successo. Mi chiamano dalla Nestlè, Nespresso per l'esattezza, perche' interessati per un eventuale abbinamento ai caffè.

Prima di partire per Losanna, sede di Nespresso, vado da un'avvocata a Bologna esperta in brevetti, marchi e diritto industriale. Niente da fare, l' "idea" non è tutelabile. Vabbe', in ogni caso alla Nespresso non li volevano perchè costavano troppo (quando ho sentito il loro target di prezzo mi sarei alzato senza farglieli nemmeno assaggiare).

200equalcosa: diversi "Cioccolatini alla gelatina o crema di Balsamico" escono sul mercato.




2005: dalla mia mente malata parte il progetto "Adotta una Batteria!".


Il progetto ha un ottimo successo. In un paio d'anni lo spazio disponibile si esaurisce e gli "adottanti" vengono anche da oltre oceano.

2008/09: l'idea, mai vista prima, viene pedissequamente copiata dal progetto "Banca Aceto".

Una rapida occhiata ed analisi al contenuto del progetto mi porta a ripetere un milione di volte, stile mantra, "non ci credo" - "non ci credo" - "non ci credo" - "non ci credo" tra lo sbigottito e una giusta dose di autocompiacimento per la serie "ve lo dicevo che era una figata e che ci sarebbe da fare un minibusiness solo su questo".

Ho già velocemente buttato giù alcuni passaggi in virtù dei quali penso che l'idea e la comunicazione dei contenuti sia stata copiata.

Non mi rimane che porgermi alcuni quesiti che ti prego di aiutarmi a risolvere:

1- ma perchè invece di "fare finta di niente", non hanno cercato una collaborazione così

a: spendevano meno di agenzia
b: non avendo più posto in Acetaia, gli mandavo i miei clienti
c: dove sta la propria "onestà intellettuale" quando si dice "è un'idea unica, originale"?

(penso che) il futuro non sia coltivare il proprio micro-orticello ma condividere.


2- in generale, come nei casi dei 2 prodotti testè citati, riconducibili alla fine più ad IDEE (nella fattispecie "ricette") che a COSE INNOVATIVE (brevettabili), COME si ci può tutelare?
E' proprio vero che non esiste nessun mezzo?


ps: come fanno altri (anche qui) non ho nessuna paura a mettere giù le mie idee o i progetti che sono ancora da sviluppare.
In particolare vorrei segnalare qualche idea nuova a chi volesse partire, una volta tanto, prima di noi e non copiare dopo:

- inizieremo batterie di Balsamico Tradizionale in Biodinamica. Nessuno l'ha mai fatto.

- la sferificazione del Balsamico. Qualcuno ci ha già pensato? Ah! vi dico subito che l'acidità potrebbe essere un problema

- il FiorDiSaba (questo è un marchio che potrebbe essere registrato) è un prodotto che un paio di anni fa ero pronto a far partire ma non ho trovato fornitori di petali di fiori adatti. Qualcuno vuol partire nel frattempo? Per fare prima consiglio di prendere le essenze di fiori che è meno complicato :)

pps: l'idea del Panettoncino al Balsamico NON l'abbiamo inventata noi! I primi, che io sappia e se non mi ricordo male, sono stati quelli di Fattoria Estense. Grazie per l'idea!

domenica, febbraio 08, 2009

Cosa cercano i visitatori nel sito dell'Acetaia San Giacomo

L'altro giorno in macchina stavo pensando: "dato che quest'anno dovrei fare partire l'e-commerce della Bottega del Gatto M, l'home page del sito andrebbe un po' rivista, togliere cioè certe cose e dare più visibilità ad altre, magari più prettamente commerciali ecc..."

Pensavo al macro-menu presente in home page dove ci sono 4 punti impostati a mo' di "approccio graduale" rispetto al nocciolo della questione.

1- il territorio

2- l'Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia in generale

3- la nostra Acetaia

4- la bottega che c'e' in Acetaia

Un po' come se richiedessi come presupposto per conoscerci, il fatto di sapere qualcosa sul nostro territoro e sul prodotto in generale, giusto per capire il contesto in cui operiamo insomma (e per complicarsi la vita ovviamente :)

E mi sono anche detto : "la sezione sul Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia in generale ad esempio, potrei anche toglierla ... "

Allora sono andato a vedere la "classifica" delle pagine più viste sul nostro sito.


Allora, vediamo:

1°- la home page
2°- la sezione generica del "Cos'è, come si fa" il Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia
3°- la "Storia dell'Acetaia San Giacomo"
4°- la "Preparazione della batteria"
5°- la "Cottura del mosto"
6°- la sezione della Bottega del Gatto M
7°- i contatti
8°- l'avviamento della batteria
9°- una ricetta
10°- la sezione dei "Rincalzi e prelievi"

Le osservazioni:

0- Questa è una di quelle analisi che andrebbe fatta un po' più spesso.

1- dopo l'home page, la sezione "Cos'è, come si fa" è la sezione più visitata

2- su 9 posizioni (dando per scontata l'home page al primo posto) ben 5 riguardano aspetti sulla produzione del Balsamico Tradizionale in generale (e su 20 posizioni, 11)

3- a parte la "Storia dell'Acetaia San Giacomo" e la "Bottega" non sembra esserci approfondimento di natura "commerciale" ad esempio le pagine relative ai singoli prodotti, quella dove poter scaricare la brochure (che è comunque all' 12° posto) ecc...

4- le ricette, anche se apparentemente non tanto presenti tra le pagine-top-viste (1 su 10 e 3 su 20) sono comunque le pagine in cui gli ospiti si fermano di più in termini di tempo


Le mie prime conclusioni

1- NON toglierò la sezione prettamente informativa sul Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia in generale anzi, la rimpolperò per bene

2- sposterò la sezione relativa al "Territorio" in una posizione meno privilegiata (anche se è all'11° posto...)

3- arricchirò la sezione delle ricette

4- ho pensato che potrei anche smettere di produrre&vendere e fare un sito solo informativo!


E da fuori, qualche consiglio utile?

Grazie :)

mercoledì, settembre 17, 2008

La Cottura del Mosto

Oggi e' giorno di cottura e allora quale migliore occasione per documentare un evento cosi' importante per il mitico Balsamico Tradizionale?

Ripercorriamo assieme il percorso.

1- l'uva del territorio:
Questa e' un'immagine "di repertorio". Oggi in particolare abbiamo utilizzato Lancellotta, uva poco conosciuta al nome ma famossisima tra gli operatori per la capacità colorante (tanto che alcuni produttori di mosto concentrato confidano che la spediscono in tutt'Italia perchè utilizzata per qualche ... "ritocchino" :)






2- il mosto FRESCO, pigiato.
Non per niente infatti si denota una colorazione pazzesca nonostante la pressatura. E' vero che la pigiatura non e' stata extra-soffice ma neppure super-torchiata e, comunque, il contatto con la buccia e' stato praticamente inesistente.
Importantissimo che il mosto sia fresco, non nel senso di "temperatura" ma che non abbia cioè avviato la spontanea fermentazione alcolica. Questo perche' ogni singolo grado zuccherino e' fondamentale. A proposito, questo fa 22 brix e di acidità.



3- Messa in caldaia per la COTTURA A FUOCO DIRETTO: (accensione fuoco ore 8,35)
Ok, tempo fa era di rame, adesso non si puo' piu'. Tempo fa si faceva altresi' fuoco con legna e fascine varie. Adesso si potrebbe, ma considerando che dobbiamo fare tante cotture e bravi con la legna non lo si e' mai abbastanza, il rischio di "strinare" il mosto o di non cuocerlo sarebbe elevatissimo per cui, un bel bruciatore a gas di un clinico-inox che di piu' non si puo', e' quello che fa al caso nostro.
Questo ha una capacità di 460 litri, farlo pieno ci metterebbe un'infità perche' l'apparato focario (?) e la relativa capacita' calorifera del gas (?) - inferiore a quella della legna- non e' sufficiente per tenere "alto il ritmo".
Preferiamo quindi fare piu' cotture ma piu' veloci (a metà capacità) con 200 litri circa di mosto fresco. L'importanza del fatto che le cotture siano impostate preferibilmente su una relazione tipo: alta temperatura (mai superiore 95°)+piu' breve tempo possibile, piuttosto che bassa temperatura+lungo tempo, e' un po' sia questione di buon senso che, a quanto pare, anche di "salute". Dico a quanto pare perche' alcune recenti ricerche della facolta' di Agraria di Reggio E. e Modena (più altri) hanno riportato che le lunghe cotture aumentano, in modo esponenziale la produzione di composti "furfurali", che se non ci fossero, in tali concentrazioni, sarebbe proprio meglio!





4- Raggiungimento della temperatura ideale:
vista la scarsa evaporazione durante questa fase, può essere effettuata a coperchio chiuso per aiutare il riscaldamento della massa


5- Schiumatura.
Sicuramente uno dei momenti piu' "romantici". Non puo' non venire in mente Publio Virgilio Marone nelle sue Georgiche che schiumava proprio il mosto con una frasca di un albero ... è un po' come tornare indietro nel tempo :)



Diciamo che, adesso, alposto della frasca, usiamo qualche altro strumento :)


Ore 13,58 - aggiornamento: calo di circa il 5%, temperatura 87° e gli dò qualche grado in piu'.
Raccatto qualche cadavere di Ape che paga con la vita la troppa golosità :)

Ore 18,00 - 32 gradi brix. Il traguardo si avvicina

Ore 20,00 - 34 gradi brix. Direi che potremmo anche staccare il fuoco ...
Ecco qui: abbiamo finalmente il MOSTO COTTO. L'evaporazione è stata circa del 40-45%.


Ore 21,00: 6 - Conservazione del mosto cotto:

Se non si vuole far fermentare subito il mosto, poichè la concentrazione zuccherina non è tale da impedire la partenza repentina della fermentazione alcolica, e' bene "mettere sotto vuoto" il mosto cotto". Cioe', o lo si refrigera (e allora serve un bell'impiantone) o lo si mette ancora bello caldo in damigiane a collo preferibilmente stretto (occhio a non far crepare il vetro!).

Qualche strato di pellicola da cucina,
poi il tappo e un bel giro stretto di nastro isolante.

Raffreddandosi creera' il vuoto e si potra' utilizzare quando si vorra'.
Ecco qui le fasi salienti.
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Penso meriti la prima pagina, una variante di AliceTwain :)

"Suggerimento: se non avete un'acetaia ma avete lo stesso un tot di uva da vino, ammostatela comunque, poi filtrartela grossolanamente ottenendo circa un litro di mosto senza semini. in una pentola, mettete una cucchiaiata abbondante di farina, o anche di fecola di patate, e alla necessità uno o due cucchiai di zucchero. mescolate e diluite con un cucchiaio di mosto e aanti così fino ad avere sciolto tutti i solidi. Adesso aggiungete il resto del mosto e piazzate su un più come fornello da cucina, e portate a bollore mescolando quietamente. Fate bollire per una decina di minuti, o comunque finché il composto si è rassodato. Travasate negli stampini e fate raffreddare in frigo prima di mangiare. "


giovedì, agosto 28, 2008

Situazione DOP e IGP - Forma e sostanza - Lungo

Prendo spunto da questa novità, quella delle scomparse (salvo ricorsi e contro-ricorsi) dall'anno prossimo delle DOC e delle DOCG del vino italiano, a favore dei marchi "DOP" e "IGP" per parlare proprio di questi marchi comunitari che dovrebbero identificare l'eccellenza dell'agroalimentare.

La News delle Doc e delle Docg l'ho sentita solo ieri e quello che risultava dalle interviste era più o meno: "così perderemo tutti quei vini che rappresentano un territorio ..."
IMHO, penso che la maggior parte dei vini DOC e DOCG di fatto già NON rappresentino un territorio.
E' quindi un falso problema? Secondo me, dal punto di vista della sostanza, sì.
E qui non metto neppure una link perche' penso che chiunque approcci con un minimo di senso critico la questione "vino", sappia gia' delle problematiche relative alle Doc, al fatto che produttori (anche Grandi) preferiscano uscirne, al fatto che la Doc stessa non fornisca strumenti idonei al vignaiolo, per difendere e valorizzare il suo ruolo di custode di un territorio/vigna.

Comunqe, sempre dei giorni scorsi un articolo sul Sole24ore (Centro-Nord) che riporta un po' di numeri interessanti riguardo alla questione DOP e IGP in Italia.


Innanzitutto, finalmente, un numero ufficiale di quante bottiglie di Balsamico Tradizionale vengono imbottigliate anzi, "vendute", annualmente: 133.000. Tra Modena e Reggio Emilia ovviamente.
Ora, poichè tutta la provincia Reggio Emilia (1 solo Consorzio e meno di 5 produttori indipendenti) ne imbottiglia circa 28.000, deduco che Modena, tra i 2 Consorzi (qui e qui) e, direi, la cooperativa di produttori, sia a quota 105.000.

E allora scatta il teorema (?): SE definiamo il Balsamico Tradizionale di Modena una produzione di nicchia, ALLORA, con il suo quinto di produzione, il Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia e' una "nicchia nella nicchia"! :) Molto bene ...

Ma torno al discorso in generale sulle Dop e sulle Igp.
Per un prodotto come il nostro è stato un passaggio obbligato, nel senso che tutto l'apparato istituzionale (Provincia, Regione, Stato) ha voluto trovare un riconoscimento ufficiale/formale sul quale investire eventuali fondi per la promozione e/o sviluppo dell'agroalimentare.
Ci sono pero', a mio modo di vedere, 3 ordini di problemi:

1- la forma (la certificazione di qualità Dop e Igp) non corrisponde sempre alla sostanza: un po' come per le Doc, le maglie larghe di certi disciplinari di produzione fanno si' che il prodotto perda le sue carattersitiche di qualità (materia prima), territorio e, non ultimo, tradizione (in certi casi, puo' anche non essere un male).
Basta vedere nell'elenco dei prodotti Dop e Igp sul sito del Mipaf, e vedere come per certe "eccellenze", a discapito del nome di provenienza, la produzione possa essere fatta anche a centinaia di Km di distanza oppure, ancora piu' clamoroso, nel caso dell'Aceto Balsamico di Modena per il quale si attende l'agognata IGP: ci tornero' con maggiori dettagli perche' la situazione e' interessantissima ma praticamente sembra che, tra le due istanze (una che richiede
l'utilizzi di mosti solo dell'Emilia Romagna e l'altra (da Germania! Spagna! Grecia! :O ) che richiederebbe 8 vitigni da tutto il mondo (!!!!) e dovrebbe esser fatto a Modena solo il blend tra l'aceto di vino e il mosto cotto (!!!). Ebbene l'Unione Europea propenderebbe per la seconda opzione perche' altrimenti sarebbe "una lesione al diritto di libera circolazione delle merci". Robe da matti, se confermate.

2- la spendibilità e, soprattutto, credibilità di tali marchi.
Il punto di partenza di questo ragionamento e' lo stato dell'arte al 2001.
Questo e' tratto dall'VIII Rapporto di Nomisma:

"Posto di fronte alle indicazioni correnti utilizzate per i prodotti tipici, il consumatore in linea di massima si dimostra confuso. Oltre l’80% non conosce le Igp, le Stg e la produzione ottenuta con la lotta integrata, il 74% non conosce le dizioni Iso 9000/Uni En 29000 e il 71% le Dop"

Più in dettaglio:


A livello europeo:


Dicevo, il punto di partenza perche' si spera che in 8 anni qualcosa sia cambiato anche se, in realta', penso che la conoscenza di questi marchi sia sempre bassissima, quindi poco spendibili e, se dovessero incorrere sempre più in problematiche di cui al punto 1, anche la credibilità penso sia compromessa.

3- infine, la "convenienza" economica dei marchi stessi: mi spiego, quasi 3/4 del volume d'affari, come appare da questa tabella (dati 2004)


e confermato dall'articolo stesso, e' dato dall'aggregato tra Parmigiano Reggiano-Grana Padano-Prosciutto Parma-Mortadella. Tutto il resto sono briciole. Se volessimo proprio quindi essere pignoli, i restanti prodotti non hanno il peso, la "massa critica" per affrontare commercialmente un mercato. Quale motivazione migliore, quindi, per farsi venire a comprare i prodotti direttamente in casa? Con importanti riflessi economici per tutto il territorio?
Investire su una casa di campagna piuttosto che su un capannone puo' essere strategico per i piccoli produttori di cose locali (idem per la rete e il suo rivoluzionario approccio alla comunicazioen). E' quello che abbiamo fatto, e se riusciremo a salvarci dalle sciabolate dei mutui :), potremo esserne felici.


C'e' un'opportunita' per vedere com'e' la situazione dei Marchi di qualita' ad oggi, la conferenza che si terrà a Bologna in occasione del Sana il 12 settembre, sperando che renderano noti dati come quelli sopra e che abbiano un approccio critico a riguardo, e non solo grandi numeri per dimostrare che il sistema dei marchi di qualità "funziona alla grande".

lunedì, agosto 18, 2008

My opinion about "The rapportone" (post lungo)

Per chi non si vuole leggere tutte le 154 pagine del rapportone finale di Buonitalia & Co., qui di seguito le mie personalissime impressioni.

Personalmente penso che il documento abbia spunti interessanti e da tenere in considerazione per chi, come noi, è particolarmente interessanto al mercato Statunitense. Non dimentichiamo che per quanto ci riguarda si aggira attualmente attorno al 35% del nostro micro-fatturato e, piu' in generale secondo questa ricerca, quella Italiana è il secondo tipo di cucina preferito quotidianamente sulle tavole americane, dopo quella americana (v. anche pag. 34). Quindi, antenne sempre dritte in tal senso...
Subito però un'osservazione: e Internet dov'è?
Innazitutto perchè ad oggi, lunedì 18 agosto ore 19.09 all'indirizzo www.buonitaliaspa.it, risponde Tiscali poi comunque, dal rapportone salta fuori che Internet è interessante sì, ma solo come fonte di reperimento ricette e poco altro. Se uno dovesse stare quindi a tale rilevazione, dovrebbe intedere la Rete come poco “redditizia” in termini di business ecc... ebbene non sono d'accordo
Cioè, se l'obiettivo dell'indagine è il singolo privato che vuole conoscere e/o deve andare a comprare vicino a sé, IL prodotto di qualità e non ingannevole, allora si. Probabilmente sono ancora altre (non per molto) le fonti di reperimento di informazioni (food channel, riviste ad es.) ma se considero che per noi il 99% dei contatti d'oltreoceano sono stati generati+amministrati on line, allora penso che il fenomeno Internet sia da analizzare sotto un altro punto di vista. Magari considerandolo oggetto di una trattazione separata. Che sarebbe utile soprattutto per aziendine come la nostra, artigianal-famigliari, dove il “passaparola” generato-agevolato dalla rete è a dir poco salvifico :)

Allora, andiamo per gradi. 3 sono le cose che ritengo doverose d'osservazione (mi scuso fin d'ora per l'abuso delle parentesi):

1- definizione generica della persona-cliente che potrebbe essere interessata ai nostri prodotti.
2- piccola analisi della situazione dell'OFFERTA ovvero: dove trovo i prodotti, dov'è la migliore “esperienza d'acquisto” e che tipo di offerta ingannevole c'e' in giro?
3- focus sugli olii ed aceti in generale

1 – I Foodies

Così sono definiti i nostri potenziali clienti (identificati secondo la metodologia dei “Focus Group” di cui si veda a pag. 25).
Schematicamente, di seguito, le caratteristiche peculiari di questa nuova specie animale :-)

che è

femmina, dai 18 ai 34 anni, risiede in città; ha un reddito superiore a 75mila Dollari/anno; due caratteristiche comuni: capacità di riconoscere i cibi di qualità + “curiosità in cucina”.

Quanti sono?

30 milioni secondo un calcolo tra l'audience dei Food Channel, viaggiatori in Italia e chi ha parenti italiani (v. pag, 31)

1- Acquista cibo per sé stesso;la finalità del “regalo” è all'ultimo posto (v. pag. 28): il che è particolarmente soroprendente per noi che avevamo sempre creduto che il nostro prodotto venisse soprattutto regalato!!
Relativamente a tale feature, riporto questo passaggio che e' interessantissimo e anche un po' inquietante “Il Foodie tende a far consumare prodotti ingannevoli, in famiglia, ai bambini :o mentre riserva per sé e per il/la consorte prodotti di sapore più sofisticato come quelli italiani” (poveri figli!)
2- Non ama l'acquisto compulsivo (va in negozio con le idee già chiare)
3- Fidelizzazione rispetto al punto vendita, quindi “si fida a priori”.
4- Ha poco tempo, non si sofferma sull'etichetta e quindi si affida a “simboli” (bandiere, segni, parole ecc....)
5- In generale è più interessato alla parola “all natural” che “autentico” (passaggio che ritengo molto interessante, considerando che tutta la politica delle Dop e delle Igp, ad esempio, è basata sul fattore “originalità” – con i problemi che tra l'altro queste stesse denominazioni hanno - )
6- ritengono importanti le promozioni nei punti vendita e ritengono il ristorante come luogo prediletto dove provare/conoscere (“Restaurant is a theatre”)
7- “Italian is what has an Italian name” (non male questo a proposito di prodotti ingannevoli)
8- Il differenziale di prezzo tra NON ingannevoli e ingannevoli NON constituisce un problema
9- Non c'è dimestichezza con i concetti di Dop e Igp (andòm bèin!). Dop è considerato: “Date Of Purchase” (LOL!)


2- L'OFFERTA

Premessa: la ricerca ha preso in considerazione oltre alla “rete distributiva” (in senso amplissimo poiché troviamo anche Wal Mart) anche la situazione prodotti ingannevoli o meno; come? Verificando i “Facings” cioè i prodotti visibili a scaffale, identificando tra questi, i prodotti “Italian sounding” (secondo i criteri di pag. 70 e nelle città riportate a pag. 72) e dividendoli in “INGANNEVOLI” e “NON INGANNEVOLI” (complimenti per il lavoraccio!)

Questa seconda sezione è molto articolata e probabilmente dà un'idea di massima della situazione americana. I punti che mi interessano di più sono:

1- la situazione dei prodotti ingannevoli: Whole Foods ha la percentuale più alta, tra i prodotti “Italian Sounding” di prodotti NON ingannevoli. Seguono Trader Joe's e Wild Oats. E qui è interessante verificare le varie percentuali sul “Facings totale” ecc...


2- dov'è la migliore esperienza d'acquisto (intesa anche come quell'insieme di caratteristiche che giustificano una visita al punto vendita a prescindere dalla necessità d'acquisto): al top abbiamo Central Market, Wegmans, Whole Foods/Wild Oats ecc...


E devo dire che queste due osservazioni, e i relativi risultati, confermano “oggettivamente” ciò che per me era solo una semplice sensazione. Quella, ad esempio, di considerare “a pelle”, Whole Foods come la catena (NON, quindi, il negozio o micro-catene locali che meritano un discorso a parte in quanto, in certi casi, i valori sono di eccellenza) più adatta a prodotti come il nostro. Troppo facile direbbe qualcuno … basta entrare e vedere che hanno una marcia in più. Beh effettivamente la selezione mi sembra ottima per i numeri che possono fare. Spero che nel mio prossimo giro di fine settembre ci sia la possibilità di visitare anche qualche punto vendita di Trader Joe's e Wegmans.

3- situazione prezzi: cioè il differenziale tra NON ingannevoli e Ingannevoli. Ovviamente più è alto a favore dei NON Ingannevoli, meglio è. Ebbene, i prodotti che l'hanno più elevato sono gli affettati-prosciutti-salumeria in generale. Segue il Parmigiano Reggiano forme e poi gratugiato. Occhio perchè subito dopo abbiamo gli “Aceti Balsamici” e il Gorgonzola in forme. Ancora occhio perchè invece si rileva un segno meno per i biscotti (con tristezza per l'amico Michele) dove addirittura gli Ingannevoli costano di più dei NON Ingannevoli!!

3- LA CATEGORIA “OLII, ACETI, CONSERVE SOTT'OLIO E SOTT'ACETO”

Categoria troppo ampia per i nostri interessi così super-selettivi, si rileva solo che “Il consumo di aceti, e in particolare dell'Aceto Balsamico, è invece ancora estremamente limitato e le potenzialità di molteplici usi (non solo per condire l'insalata) di questo prodotto non appaiono ancora ben chiare all'occhio del consumatore americano”.

Qua e là sparse per il “Rapportone”, alcune chicche (negative) relative a punti vendita che hanno Aceti (Balsamici e non – quindi da prendere con le molle nel nostro caso) numeri bassissimi di NON Ingannevoli sul totale degli Italian Soundings: tipo Ralph's di Los Angeles (con 42,5%) ad esempio oppure numeri bassissimi di Italian Soundings sui facings in generale: sempre a Los Angeles, Pavillon by Safeway ad esempio (il 18,3%).

Da pag. 148 infine, tutte le conclusioni del rapportone che, per chi fosse interessato, può richiedermelo poiché non mi sembra disponibile on-line.

Complimenti per essere arrivati fino a qui :-)




martedì, luglio 15, 2008

Le cose da sapere sul Balsamico Tradizionale di R.E. (1): il prelievo del campione.

Dopo tanto cazzeggiare torno finalmente a parlare, in modo un po' piu' approfondito


Allora, una cosa che probabilmente non si sa, ma che costituisce IL vero punto di svolta rispetto OGNI ALTRO tipo di prodotto food or wine, è che:

1- c'e' l'esame organolettico di OGNI lotto che deve essere imbottigliato

2- l'imbottigliamento non lo facciamo noi produttori (brutti e cattivi) MA l'Ente Certificatore con le sue manine e dopo ci da' le bottiglie belle che chiuse e col piffero che possiamo metterci dentro dell'altro. Ogni riferimento ad altri prodotti, chenneso', tipo Olio E.V., penso sia inutile ...

Allora come funziona? Funziona che due volte al mese, il 1° e il 15 (basta che non sia sabato o domenica ovviamente) ci si reca alla sede del Consorzio tra produttori di Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, esattamente qui, possibilmente presto, verso le 8.00 altrimenti poi si fa tardi.

Si ci porta dietro la propria tanichetta di prodotto spillato per bene dalla botticella e il timbro dell'azienda (consigliato).

Una volta là, il prode incaricato del Consorzio, sotto la rigida osservanza dell'ispettore mandato dall'Ente di Certificazione, PRELEVA 4 BOTTIGLIETTE DA 100 ml (come questa qui sotto) dalla tanica.

E dove mi vanno queste 4 (q-u-a-t-t-r-o) ampolline (chiuse con ceralacca)??
1 a me (per eventuali contestazioni)
1 al Consorzio (idem)
1 all'Unione Italiana Vini (per l'analisi chimica)
1 reso anonimo e passato ai 5 assaggiatori

Ora, penso che sia facile intuire che 400 ml di un prodotto cosi' hanno, da soli, gia' un certo valore ... comunque, dopo tale operazione, che e' chiamata

PRELIEVO DEL CAMPIONE

si procede con la chiusura con apposito sigillo in piombo della tanichetta che diventa di coseguenza il lotto di produzione.
A parte che la questione "dimensioni del lotto" costituiscono un argomento che richiederebbe un'apposita trattazione perche', da questo, ne discende A MIO PARERE un importante indice di qualità per il produttore, questo e' il risultato finale:


tanichetta chiusa e legata con piombino anti-taccheggio


Vedete che alla tanichetta e ai 4 campioni viene applicato un tagliando con un numero di campione, nel nostro caso 108 (e 109 perche' i campioni presentati erano 2). In modo da non sbagliarsi.

Bene, stamattina ho portato due tanichette di prodotto, 10 litri cadauna, sperando che da una di queste ci salti fuori un bell'ORO, dato che l'abbiamo finito tutto: quindi? Pregate con noi :D

In questa occasione ci viene rilasciato un verbale in cui viene riportato DA QUALI BOTTI (fuori il numero esatto please) E' STATO PRELEVATO IL CAMPIONE.


Bene, per questo argomento e' tutto.
Il prossimo sara', l'imbottigliamento.


Argomenti correlati a questo che potrebbero far scaturire domande:
1- perche' plastica? vetro no?
2- il prelievo? E direttamente in acetaia no?
3- quanto costa tutto 'sto ambaradam?
4- dove sta il trucco? :)
5- varie ed eventuali (grandezza dei lotti, ecc..)

Ringrazio Mina per avermi fatto compagnia durante la redazione del post
via FoxyTunes

-------------- English version

Things you should know about the Traditional Balsamic Vinegar of Reggio Emilia (1) Withdrawing a sample

Of REAL Traditional Balsamic

Well, something you probably don’t know but that is the real turning key point of this balsamic vinegar compared to any other kind of food or wine is that:

1. the organic examination of every single lot before it gets bottled

2. we (producers) do not bottle our product but the Certifying Corporation and then gives us the sealed bottles so we obviously can’t add anything.

How does it work then? Twice a month on the 1st and 15th we go to the Producers of Traditional Balsamic Vinegar in Reggio Emilia main office, right here at around 8:00 .
We bring a small tank of produce along it has to be well sealed and labeled.

Once we’re there, somebody put in charge from the Consortium and strictly looked upon by an inspector of the Certifying Corporation takes 4 100 ml bottles (as seen below) out of the small tank.


And where do these 4 (f-o-u-r) bottles (wax sealed) go?
1 to me (in case there be disputes)
1 to the Consortium (in case there be disputes)
1 to the Italian Wine Union (for the chemical analysis)
1 which must remain anonymous will be given to the five tasters

Now, I think it’s easy intuition, 400 ml of this kind of product, alone, have a certain value……..anyhow, after this procedure called

WITHDRAWAL OF SAMPLE

next we proceed by closing the small tank with a metal seal which at this point becomes our productive lot.
We should also take some time to discuss what in my opinion is an important quality rating sign for the producer and this is the “size of the lot”.

Here is the final result:
pic2

closed small tank, tied with metal seal against any possible “intrusion”
pic 3

See the small tank and the 4 samples have a tag with a number attached, in our case 108 (and 109 since we only handed two samples over).

Well, this morning I brought two small tanks over, 10 lt each, hoping that one of these is a GOLD, since we finished everything, so? Pray with us!

At this stage we get a certificate saying out OF WHICH BARRELS THE SAMPLE HAS BEEN WITHDRAWED
pic4

Good, enough with this argument.
Next we’ll talk about BOTTLING.

Linked arguments that could bring some questions up:
1- why plastic? Why not glass?
2- withdrawal? Inside the acetaia?
3- How much does all this cost us?
4- where’s the trick?
5- anything else (how big lots are, etc..)



domenica, luglio 13, 2008

Una vacanzina (ma sempre sul pezzo)

A brief vacation (but I’m always working)

La settimana scorsa ero qui
This is where I was last week





And more pics on Flickr

Ma nonostante questo ero sempre sul pezzo e guarda un po' cosa ti salta fuori nella botteguccia di prodotti tipici ...
Being that I’m always careful, look at what I found in a small typical shop…..


Ora, a parte il coacervo di numeri impressi sulle etichette, che sono sempre un gran bel vedere :( abbiamo anche un bel "Balsamico di Cannonau" (fatto pero' da un produttore di Modena che devo identificare tramite il numero API).
Now, besides the mess of numbers on the tags, which are always a pleasant sight….not….we also have a Balsamic of Cannonau (made by a modenese producer that I have to identify through the API number).

Vabbe', meglio rinfrancarsi con altre visioni ...
Ok, it’s better to freshen up with other images…..


mercoledì, marzo 26, 2008

E le azioni crescono

Dopo la puntura di antinfiammatori nel pube, le azioni della societa' "Pubalgia Spa", s'impennano notevolmente all'interno del mio portafoglio titoli .... maporkadiquellavac'!!


ps: se trovo Paolo Fox per strada lo tiro sotto!

giovedì, febbraio 07, 2008

Mo guarda un po' cosa salta fuori!

Take a look at this!

Correva l'anno '92 ... m i l l e n o v c e n t o n o v a n t a d u e ... e gia' si parlava del Balsamico di Reggio "più fedele alla Tradizione Rispetto a Modena " ... e per di piu' detto da un mudnèz!!

Back in 1992…..n i n e t e e n n i n e t y t w o…. people already spoke of how Reggio’s Traditional Balsamic Vinegar was closer to tradition if compared to Modena’s…..and this was said by a modenese!!!

Ma allora il buon Raspelli nel suo articolo non ha detto niente di nuovo!
Allora e' completamente scagionato ... che bello, e tutti vissero felici e Balsamici.

But then good old Raspelli in his article didn’t say anything that hadn’t already been said!
Thus any responsibility is taken away from him……and they lived happily ever after.

Bonus picture:


tramonto di stasera
Tonight sunset

giovedì, gennaio 31, 2008

Alice nel paese delle meraviglie. Ehm cioe' ... in Acetaia

Alice in Wonderland. Ehm actually in the…Acetaia



Oggi in Acetaia la visita di Marco Rossetti e il suo staff, impegnati per Alice (fortunato chi ha il satellite!) in un servizione sul monolitico chef Gianni D'Amato del Rigoletto

Today Marco Rossetti and his staff came along to visit us at the Acetaia, busy with the episode on chef Gianni D'Amato of the Rigoletto restaurant broadcasted on Alice (cable tv).

Cioe', giusto per essere precisi, il gruppo degli amici romani si occupano della trasmissione chiamata "I sapori di casa (mia)" che in 19 appuntamenti ha preso in rassegna alcuni tra i Grandi chef italiani e il territorio/prodotti che li circondano.

To be precise, the program is called “I Sapori di Casa” (Flavours from Home), and in 19 episodes explores the cuisine of some of the greatest Italian chefs and the local products which each of them uses in their favourite recipes.

Grazie a Gianni siamo rientrati tra i fornitori sboroni che hanno potuto godere di parte del servizio che per andare nel dettaglio e' stato impostato tipo:

Thanks to Gianni we are in the hip list of suppliers that were included in the program which without going into detail was something like:

ciaaak si gira 1! - incontro Gianni sotto il portico come se mi venisse a trovare (senza audio, ma dato che siamo cortesi, ci siamo salutati per davvero a voce alta :-)
Ciak 1: I meet Gianni on the porch casually as if he was there for a visit (no sound, but since we’re polite we said hello out loud anyways)



ciaak si gira 2! - (in fienile) Gianni mi fa delle domande sul Balsamico gironzolando per le botti. Fantastica conversazione dove abbiamo toccato tutto per bene, inclusa la differenza tra Tradizionale ed Industrial .... peccato che per un problema tecnico non sia venuta una mazza (e la seconda versione non e' cosi' brillante)
Ciak 2: (inside) Gianni asks me some questions on Balsamic vinegar while we walk around. Interesting conversation which takes different matters under consideration including the difference between traditional and industrial….too bad that because of a technical difficulty it didn’t come out very well.

ecc... insomma una chiaccherata sul prodotto con lo chef, inclusa la degustazione con prelievo direttamente dalla botticella finale. bella storia.
To make long things short…..a chat on our product with the chef, including a tasting with the extraction directly from the last barrel…nice

In onda il 19 febbraio e poi in replica per la settimana... don't miss it!

E grazie a Fulvia e Gianni!

Broadcast on February 19th and for the entire week…don’t miss it!
Thank you Fulvia and Gianni!


giovedì, gennaio 03, 2008

Chi ben inizia è a metà dell'opera (post lungo un anno)

Il primo dell'anno ci siamo concessi una pizza indegna al Rossopomodoro a Reggio Emilia, presso "I Petali" dello Stadio Giglio. Miei compagni di merende erano Andrea Melody-hardRock Zanna e Marco Rufus Parmi.
Sarà stato il fatto di aver dovuto rinunciare alla visione di un film prescelto per overbooking, sarà stata colpa della pizzaccia (parere personale eh!), sarà stato, molto piu' probabile, la classica malinconoia del primo dell'anno, rimane il fatto che il discorso e' andato inesorabilmente ripiegando sui problemi dell'Italia, del mondo, dell'Universo ecc... in un'atmosfera di pessimismo cosmico imperiale che anche il buon Tonino Guerra dell'Unieuro sarebbe uscito demoralizzato...

Politica, ambiente, valori, costumi, tv, radio, internet, uomini, animali, donne, relativi rapporti e chi piu' ne ha piu' ne metta, non abbiamo risparmiato nessuno, noi inclusi!

Questa angoscia si e' rivelata tuttavia costruttiva, ogni tanto fa bene prendere atto della situazione seppur puzzolente, in cui ci si trova, per ripartire piu' carichi che mai.

Quindi, giusto per iniziare all'insegna un po' dell'outing, un po' dello sfogo di fine anno ritardato, volevo precisare alcune alcune cose rimaste colpevolmente in sospeso durante il 2007:

1- questione "Balsamicopoli" detto anche, il festival dell'ipocrisia:

Innanziuttuto qui qualche link di riferimento: 1, 2, 3, 4, 5.
Provo a sintetizzare quello che e' successo, AI MIEI OCCHI, nell'ambito del Balsamico Tradizionale in questi ultimi 20 anni. Chi ha voglia di annoiarsi mi segua ...

Il Consorzio e' stato fondato ed ha iniziato ad operare a meta' anni 80. A quella data si imbottigliava gia' prodotto Oro extravecchio, con minimo 25 anni d'invecchiamento. I criteri che servivano per ottenere l'agognato bollino erano semplicemente quelli organolettici creati (probabilmente) prendendo "a modello" Balsamici dall'invecchiamento risaputo e certo.
Tutti i produttori, per imbottigliare Tradizionale:
- dovevano obbligatoriamente essere iscritti al Consorzio
- non erano necessarie documentazioni o cartacce varie
e tutti andavano d'amore e d'accordo perche' regnava il buonsenso.

Altro aspetto interessante da tenere in considerazione era che a quel tempo ce n'era 1 e uno soltanto di Produttori che vivevano di solo Balsamico (al Tradizionale era ovviamente affiancato un Condimento Balsamico), per tutti gli altri il Balsamico Tradizionale era un accessorio rispetto ad un 'altra attivita' (vino, ristorazione, ecc...) oppure erano giusto amatori/produttori famigliari.

Quest'unico produttore, una delle Acetaie piu' antiche e rinomate, era stato ovviamente anche tra i fondatori del Consorzio e uno dei primi ad esportare il prodotto in America.
Una sorta di monopolio MA in senso buono, cioe' per forza di cose, chi aveva le botti poteva produrre senza tante altre formalita'.
Non c'erano altri a cui interessava la produzione di questo prodotto che era sempre stato ad appannaggio di amatori e che secondo una concezione prettamente economica, non faceva guadagnare.

MA I TEMPI CAMBIANO

Effettivamente di solo Balsamico Tradizionale NON si vive, e questo l'aveva gia' sperimentato il, fino allora unico, "mono-produttore"; infatti il vero bisiniss era fatto con il Condimento.
Altri imprenditori si rendono effettivamente conto di come, aldila' del Tradizionale che rimarra' sempre per sua natura, LIMITATO, il Condimento INVECE NON ha potenzialmente limiti produttivi dato che di fatto e' un prodotto senza disciplinari e lasciato alla discrezione del produttore. MA MA MA per vendere il Condimento, DEVI avere ANCHE il Tradizionale; cioe', non e' obbligatorio, ma fa parte del gioco:

"vede signora, io sono figo perche' faccio il Tradizionale"
"si ma ... costa tanto!"
"non si preoccupi, ho un prodotto che e' quasi uguale ma costa meno"
"ah si, allora prendo quello"
oppure
"vede sig. mega importatore galattico, io faccio il Tradizionale"
"si vabbe', ma neanche m' impegno per vendere queste poche bottiglie e cosi' care, che nessuno le capisce"
"non si preoccupi, ho un prodotto che e' quasi uguale, ma costa meno e ce n'e' quanto ne vuole"
"Figata!!"

NON SOLO, perche' aspetto MOLTO importante era ANCHE che il mercato del Condimento era di fatto sguarnito, l'unico produttore aveva ormai un giro consolidato e l'assenza di competitors aveva fatto si' che, giustamente, non c'era neppure bisogno di sbattersi per promuoverlo e farlo conoscere.

INFINE, sottilmente importante (anzi, aspetto fondamentale) il fino allora unico produttore, aveva un concetto del Condimento VERAMENTE ALTO: il Condimento doveva essere un prodotto:
- facile
- non eccessivamente denso
- che, indipendentemente dall'invecchiamento (che ricordiamocelo sempre, e' assolutamente INVERIFICABILE = non fidarsi mai) non fosse confodibile, concettualmente e nell'utilizzo, con il Tradizionale

E NON un


"(quasi)Tradizionale che per fare un favore a lei, povero consumatore indifeso, non abbiamo imbottigliato per risparmiare sui costi del Consorzio"

oppure (un-official version)

"tanto la gente non capisce un cazzo, basta dargli un prodotto denso che e' contenta"


MA I TEMPI CAMBIANO.

Nuovi produttori intuiscono lo spazio aperto nel mercato ed entrano.
Il problema e' che qualcuno entra A GAMBA TESA.

Il 2000 e' l'anno del riconoscimento della DOP.

Dall'avvento della Dop (rivelatasi finora un gran problema e basta ...) tra riconosciumento/registrazione ed operativita' dal 2000 al 2002, il disciplinare chiedeva ANCHE una documentazione che certificasse che le botti e il relativo prodotto fossero vecchi di 12 e 25 anni e cioe' i due livelli riconosciuti per legge: affinato=bollino aragosta=12 anni minimo=240 punti in degustazione ED extravecchio=bollino oro=25 anni minimo=300 punti
(l'argento e' solo una prerogativa del Consorzio di Reggio Emilia che viene riconosciuto come punteggio di degustazione intermedio di 270 punti per l'esattezza).

Inoltre, essendo la Dop un riconoscimento europeo, la "tutela" del prodotto non era piu' solo a favore del Consorzio, che si spoglia dell'autorita' di controllo e tutela a favore del Ministero delle politiche agricole e forestali, ma di un Ente Certifcatore che puo' quindi controllare anche produttori di UN ALTRO Consorzio, produttori esterni (indipendenti) e cosi' via, purche' rientrino nel disciplinare e nel piano di controlli = possono esistere, diversamente da prima, piu' Consorzi (e' quello che succede a Modena, v. qui e qui) o comunque anche produttori esterni (attualmente a Reggio c'e' un Comitato di Produttori indipendenti)

Con l'introduzione della Dop (operativa da maggio 2002) il problema esistenziale era scegliere tra:

1
far imbottigliare Tradizionale SOLO a chi dimostrava con DOCUMENTI UFFICIALI (o, nella versione ammorbidita, anche documenti interni al Consorzio di rilevanza ufficiale come censimenti, autodichiarazioni durante gli anni degli iscritti ecc...) di aver avuto botti e prodotto da piu' di 12 e 25 anni. Per documenti ufficiali intendiamo: fatture di acquisto delle botti di 12-25 anni fa e fatture/documenti di carico e scarico dei mosti per gli anni successivi.
E chi non fosse stato in grado di dimostrarlo, avrebbe dovuto aspettare, dall'anno zero i fatidici 12 e 25 anni.

oppure
2
far imbottigliare Tradizionale a tutti quelli avessero fatto un'AUTOCERTIFICAZIONE supportata da un CONTROLLO in Acetaia sulla reale esistenza di botti/prodotto e della relativa qualita'. Tipo: dichiaro sotto la mia responsabilita' che ho tot botti e tot litri di prodotto di cui, una parte sotto i 12 anni, un'altra da 12 a 25 e un'altra oltre i 25.

Nel primo caso i produttori in grado di poter andare avanti fin da subito si contavano sulle dita di una mano (e noi fortuntamente c'eravamo) perche' di fatto il 90 e passa% del patrimonio del Balsamico era di famiglie e nessuna aveva mai avuto ne' l'obbligo (in quanto NON aziende) ne' la possibilita' (in quanto auto-produttori di mosto ad esempio) di tenere i fatidici documenti ufficiali.

Nel secondo caso (autodichiarazione+controllo) c'era un enorme rischio che entrassero in questa sorta di "zona franca" , detta anno zero, anche tanti neo-produttori autodichiaratisi vecchi o comunque, cosa piu' importante, che entrasse una marea di prodotto Tradizionale del quale non si sapeva provenienza, invecchiamenti ecc..

Per intenderci questo quesito esistenziale e' stato proposto anche a Modena e, le leggende del caso, dicono che certi abbiano dichiarato talmente tanto prodotto che a fare due conti sulla carta, quel tinello o soffitta, nel tentativo di reggere quel peso, si sarebbe dovuto richiudere su se' stesso portandosi dietro tutta la casa :-)

Questo problema poteva essere evitato con un rigoroso controllo da parte dell'Ente di Certificazione che ha gestito l' "anno zero". A suo tempo era la PAI. Non chiedetemi se tale controllo rigoroso c'e' stato... tanto la risposta potete gia' immaginarla (per chi non ha fantasia, e' NO)

Ma torniamo al quesito fondamentale: solo documenti ufficiali o autocertificazione+controllo dell'Ente Certificatore? Perche' e' qui che e' successo il patatrac ...

La burocrazia e' piu' lenta del buonsenso e, mentre si perdevano ANNI a
- cambiare lo statuto
- cambiare il regolamento
- cambiare il disciplinare
-presentare il piano di controlli
- spiegare all'Ente Certificatore COSA doveva controllare (ah!ah!ah!ah!ah!ah!ah!ah!ah!ah!ah!ah!ah!ah!ah!ah!)
- attendere che l'Ente Certificatore andasse a visitare tutti
- attendere le relative approvazioni del Ministero
- ecc...ecc...ec...
nella VACATIO DOP che si era aperta, e' successo un po' di tutto, tipo che un neo-produttore e' arrivato nel giro di qualche anno ad imbottigliare di piu' del produtore storico e, con grande “freddezza commerciale”, accapparrarsi tutta quella fetta di mercato sguarnita del Condimento, aprendo veramente una stagione nuova.

Nonostante l’avvicendamento dell’Ente Certificatore, il nuovo prescelto era Suolo E Salute, scelto proprio con la speranza di fare gli indispensabili controlli, la situazione e’ proseguita allo stesso modo, cioè sono state ritenute perfettamente valide le dichiarazioni ammesse dal primo Ente Certificatore, sia perche’ (a sentire loro) erano obbligati a ritenerle valide in assenza di contestazioni ufficiali, sia perche’ (penso io) nessuno si voleva prendere la responsabilita’ di aprire il coperchio.

Questo decisione, la conferma della validita’ delle precedenti autodichiarazioni che legittimavano lo stato di fatto, ha dato il via a quella frattura che fino a qualche anno prima sembrava semplicemente inimmaginabile

Il produttore storico esce dal Consorzio portandosi con se’ altri due produttori e nel farlo “dichiara guerra” al Consorzio.

Essendo il Consorzio sprovvisto di Tutela (quel riconoscimento ufficiale del Ministero che lo fa diventare l’UNICO interlocutore verso lo stesso per tutte le problematiche relative alla Dop), il Ministero e alle relative autorita’ di alto livello (Repressione Frodi, probabilmente Nas, ecc….) “penso proprio” che siano diventate oggetto di fitta corrispondenza “inquisitoria”.

Questo dichiarazione di guerra ha trovato poi grandi sostenitori nelle fila degli “amatori”, quelli della Confraternita del Balsamico Reggiano, riuniti sotto la “direzione artistica” del relativo Presidente.

L’urlo di battaglia era ed e’ tutt’ora una cosa del tipo: solo noi siamo i veri depositari della Tradizione! TUTTI quelli dentro al Consorzio sono degli industrialoni cattivi! Il Consorzio non ha tutelato la qualita’ del prodotto Tradizionale! Consorzio = cacca! Ecc… ecc…

Passa poco piu’ di un anno e la “fitta corrispondenza inquisitoria” ottiene verosimilmente i suoi risultati. I Nas escono ad inizio 2007 e cazziano di brutto alcuni produttori. Qualche mese piu’ tardi (!!!!), salta fuori il super scoop dei giornali locali che vi ho riportato paro paro su questo blog.
Quotidiani che hanno tralasciato il fatto che anche altre aziende erano state bloccate nell’imbottigliamento o comunque subito un altri proveddimenti.
Ne hanno la peggio, soprattutto dal punto di vista dell’immagine visto l’accanimento mediatico dei suddetti giornali, sia quel nuovo produttore che da un giorno all’altro imbottigliava piu’ di tutti sia un produttore storico che nessuno avrebbe mai sospettato.

Aldila’ delle considerazioni sulla professionalita’ della Stampa, che possiamo tranquillamente parificare alla lucidita’ che possono avere dei gatti “in amore”, e’ doveroso precisare cosa e’ stato contestato dalle autorita’:
- al “neo-produttore” il fatto di non riuscire a giustificare tutta quella giacenza di prodotto dichiarato come Tradizionale quindi “affinato” (oltre i 12 anni) ed “extravecchio” (oltre i 25 anni) (irregolarita’ formali)
- presenza di solforosa nel Tradizionale quando il disciplinare non ne prevede l’AGGIUNTA (occhio, l'aggiunta! non la presenza)
- piu’ altre amenita’ tipo locali di produzione senza autorizzazione sanitaria, prodotto Dop imbottigliato tenuto in locali non idonei
- all’altro produttore sempre delle irregolarita’ formali, idem per la solforosa e penso basta.

Bisogna quindi precisare, a scanso di equivoci che non c’era niente che riguardasse la qualita’ e salubrita' intrinseca del prodotto MA SOLO E SOPRATTUTTO dubbi sulla PROVENIENZA che, nell’ambito di una DOP, e’ cosa di VITALE IMPORTANZA.
Sempre per chiarezza, il Tradizionale o viene da Reggio o da Modena, e’ difficile che prodotto che passa l’esame organolettico, sia fatto altrove, la “giacenza occulta” del territorio si gioca in queste due province.

segue ...


ENGLISH VERSION --------------
The first day of the year we treated ourselves to an unworthy pizza at the Rossopomodoro of Reggio Emilia. My crowd; Andrea Melody-hardRock Zanna and Marco Rufus Parmi.
Maybe because of the fact that we had to give up on the movies due to overbooking of the movie we had chosen, maybe because of the terrible pizza(my personal opinion), or better that lousy typical feeling you get on the first day of a new year…however we inevitably began discussing on Italy’s problems, the world’s, the universes’ etc….in an atmosphere of cosmic negativity that even the greatest optimist around would have become unmotivated.

Politics, nature, values, culture, tv, radio, internet, people, animals, women, the relationship amongst these and whatever else, we didn’t spare anyone, including ourselves!

This negative anxiety became however helpful, every now and then it’s actually a good idea to come down and see how things actually are.

Thus, just to start off the new year with a tad of an outing, and make points clearer, I’m guilty cause I should have done this last year, I need to get to the bottom line of a few matters.

1. Balsimicland, a.k.a., hypocrites fest, a.k.a. the consequence of a monopoly that fell.
I’ll try reassuming what happened, ACCORDING TO ME, in the balsamic world in the last few years. For those who want to get bored….follow me…..

The consortium was founded and began working in the mid ‘80’s. In those years the extra old Gold with minimum 25 years aging was already being bottled. The criteria used to obtain the gold mark were simply organic standards created by randomly using bottles they were certain had been aged for long.
In order top put their produce into these precious bottles all producers needed to be signed up in the consortium.
Ever since the DOP(Protected Designation of Origin), ( which until now has only been a problem….) from certification to effective functioning, from 2002 to 2003 , documents certifying that the barrels the and product within went form 12 to 25 ( the two levels recognised by our law, refined, lobster mark, 12 years, minimum, 240 points and extra-old, gold mark, 25 years minimum, 300 points and silver is an intermediate level which certifies an in between stage and is fixed at exactly 270 points) years old were also required.
Also, considering that the DOP is a European certification, “protecting” this product was not only of interest to the Consortium but of an institution that in a certain sense was above the lines and had to check up on those within the Consortium but also independent producers that could obtain this certification if they followed the same rules.

to be continue...

lunedì, agosto 27, 2007

E chi lo dice che ... (2)

... i giornali d'agosto non contengano notizie interessanti e che i giornalisti non sappiano piu' cosa inventarsi??

Beh direi che questa volta effettivamente e' un po' cosi...
Stavo sfogliando svogliatamente sotto l'ombrellone di paglia, il Corriere Magazine di inizio agosto, quando sono stato rapito dall'argomento dell'articolo, da anni ormai oggetto delle nostre battutone tra amici (Ciui ziamo! senti come sale! ecc...)

Inoltre, la giornalista, e' la Camilla Baresani che il buon Massimo Bernardi di KelaBlu (ex peperosso) ha tante volte citato perche' scrive di cibo-vino-ristoranti ... e io non ho mai capito se mi sta simpatica o anche no.
No dai! I vocalist NON e' la NUOVA figura dell'estate. Questi mitici personaggi, sono in voga da decenni, e il "Forza gente, energia!" non si e' mai sentito! (al massimo l'istruttrice di aerobica...)

"Fate vedere quanto siete gasati" e' da pelle d'oca!

Ma poi e' fantastico che tra tante citta' ... " ... gemellati con ... con ... Reggio Emilia!"

Ma perche' REggio Emilia!? Che la signora Baresani (che dopo questo articolo mi e' troppo simpatica) stesse pensando al Balsamico ? :-)

Forza gente che si ricomincia a lavorare!! Energia!

sabato, agosto 18, 2007

E chi lo dice che ... (1)

... i giornali d'agosto non contengano notizie interessanti e che i giornalisti non sappiano piu' cosa inventarsi??
Adesso non devono neanche sforzarsi, ci pensano gli inserzionisti a rendere interessante il quotidiano.

Gazzetta di Reggio, 12 agosto 2007


Che bello sapere che ora, finalmente, c'e' la cucina a norma! :-)


----------------
Now playing: Janice Joplin - Buy Me A Mercedes Benz
via FoxyTunes

sabato, luglio 21, 2007

Tutti felici per l'annuncio dell'IGP all'Aceto Balsamico di Modena .... o quasi.

Gianni: FANTASTICO! E' stata riconosciuta l'IGP al Balsamico Industriale!
Pinotto: Meraviglioso! Allora vuol dire che le uve che utilizzano dovranno provenire solo dalle zone tipiche!
Gianni: Anche no...
Pinotto: Ah! Allora tutte le fasi di lavorazione dovranno almeno essere svolte nella zona di produzione tipica ...
Gianni: Mmmmh, anche no ...
Pinotto: E allora?
Gianni: Boh!


Dopo anni e anni di controversie, affermazioni, smentite, passi falsi, decisioni nazionali improbabili, sembra proprio che l'Unione Europea, abbia dato il via libera al riconoscimento della IGP all'Aceto Balsamico di Modena (quello che viene chiamato "l'industriale"), pubblicandone sulla Gazzetta Ufficiale Europea il relativo disciplinare.

Partendo dal presupposto che personalmente ero contrario a tale riconoscimento che, a mio parere, costituiva una sorta di presupposto di tipicità/storicità/qualità ad una categoria di prodotti nella quale vi rientravano ANCHE cose oscene e che quindi
1-avrebbero potuto vantare una serie di caratteristiche positive intrinseche all'IGP stessa
2-avrebbe aumentato la già abbondante confusione nella testa delle persone nel discernere tra la marea dei "Balsamici" e il Tradizionale, riducendone la distanza nell'immaginario dei consumatori.

Tanto per dirla tutta, un paio di anni fa era arrivata richiesta al nostro Consorzio di avvallare la domanda di IGP attraverso un documento ufficiale da allegare alla domanda, una sorta di nulla osta che avrebbe sostenuto la domanda stessa.
Io (e forse un altro produttore) ero l'unico non favorevole (e mi sono voluto assicurare che tale parere fosse stato messo a verbale!)

A quanto pare pero' , la diversità d'opinioni può ANCHE investire i produttori del Balsamico di Modena industriale che, sempre per fare chiarezza, sono riuniti in 3 (t-r-e) enti/consorzi/associazioni ...

Date un'occhiata qui

Per precisare, il contrasto che c'è tra i produttori dell'Industriale è SIA riferito al fatto di volere o meno la IGP (che se FORMALMENTE dovrebbe limitare la libertà di produzione, dettando una serie di criteri di qualità e provenienza della materia prima, limitazione geografica di produzione e/o imbottigliamento, parametri chimico-fisici e di qualità, ecc... DI FATTO leggiamo sopra che cmq non è così), CHE al contenuto del disciplinare.

IN SOSTANZA PENSO QUESTO: l'IGP, che dovrebbe gettare presupposti produttivi di qualità, se configurata attraverso un disciplinare di produzione a maglie larghissime (imbottigliamento ovunque nel mondo, uve provenienti anche dalla luna, ecc.. ), di fatto perde la sua funzione essenziale e rimane un bollino con l'unico effetto di dare un'apparente tutela qualitativa e accorciare le distanze, nella testa del cliente, con il Tradizionale .

Questo, per onore di cronaca, anche se:
a- cosa sono e la differenza tra DOP, IGP, STG ecc... è nota a percentuali bassissime di popolazione (quindi, in teoria, il problema non si pone ... ) anche se tali concetti rientrano sempre piu' tra gli "argomenti commerciali" (come vedremo in un post che dovevo gia' postare ma poi non ce l'ho fatta....)
b- non ricordo ma c'era un'altra precisazione delle precisazioni

In ogni caso stay tuned, perchè la telenovela non è di certo finita così :-)